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Chi si trovasse dalle parti di Messina e, oltre a farsi una bella scorpacciata di frutti di mare nei ristoranti della zona dei laghi, volesse nutrire anche la mente e lo spirito, dovrebbe fare una visita al Palazzo della Cultura, dove il Circuito del Mito ha organizzato una tra le mostre più interessanti degli ultimi tempi.

“Gli ultimi Gattopardi, tra arte, letteratura e alchimia”, questo il suo titolo, è una vera e propria sorpresa per il visitatore: dall’allestimento museale all’esposizione, dalla scelta delle opere al catalogo, tutto ci racconta di una Sicilia fantastica, oltre gli stereotipi dell’immobilismo gattopardiano riferito proprio a quei rappresentanti dell’aristocrazia che, proprio con le loro opere, dimostrarono di essere in stretto contatto con la migliore intellettualità europea.

Come scrive nel catalogo il direttore artistico del Circuito del Mito Salvatore Presti: “ è un viaggio nell’eterno ritorno di un tramonto siciliano “,dove gli artisti, gli ultimi gattopardi, sono inventori, fantasticanti, poeti, scrittori, ermetici, geniali, accomunati dal “ comune quartiere fantastico delle loro parentele, invocate-subite, amate-odiate”.

Visti nella Sicilia del loro tempo dovevano sembrare dei superuomini un po’ stravaganti,nella visione di oggi la dimensione di questi artisti si aggiusta e dà voce a un linguaggio ben preciso in cui la ricerca della verità si fonde in un’alchimia di allucinazioni, sogni e speranze.

Negli ultimi gattopardi un’aristocrazia che non viene solo dalla nascita :“ nascere bene non è un merito individuale, ma lo diventa quando si esce dall’anonimato del casato per distinguersi in qualche cosa”. La loro straordinarietà artistica si disgiunge da quella Sicilia immobile e rinunciataria ed è proprio dentro quella carica di umanità con i suoni, le parole, le emozioni e le intuizioni di questi artisti ritrovati, che l’identità siciliana si rinnova in un’atmosfera non più stantìa ma di eccezionale modernità, dove l’anacronismo diventa attualismo.

Chi sono questi uomini? Da Beniamino Joppolo, scrittore e pittore, espressione della grande cultura italiana, che sfida con la freschezza indescrivibile delle sue metafore il tempo e tutte le dilatazioni spazio-temporali, a Casimiro Piccolo di Calanovella, quasi divenuto un mito, un’entità tra il magico e il reale; i suoi acquerelli sono proprio la testimonianza di quella sua magia, la magia di uno sguardo gioioso e ammaliante nutrito della certezza che la fantasia sia meglio della realtà.

Filippo Cianciafara Tasca di Cutò è considerato un simbolo della sicilianità del tempo, un connubio di eleganza, attaccamento alle tradizioni e sguardo attento a tutto ciò che di nuovo si prospetta, come la fotografia che diventa una forma d’arte espressiva ed emozionale pur mantenendo una lucida oggettività.

Raniero Alliata di Pietratagliata, conosciuto con l’appellativo di principe mago per la sua passione per l’esoterismo e l’occultismo, fu un intellettuale raffinato che si dedicò anche all’entomologia e all’arte pittorica. Un uomo la cui esistenza è stata dominata dalla ricerca dell’emozione inconsueta e dall’ambiguità dell’essere. La sezione a lui dedicata è appartata, quasi nascosta al pubblico più frettoloso; le sue tempere sono delle visioni sensualistiche, talvolta orgiastiche eppure lontane dalla pornografia e dalla volgarità; a un primo esame colpisce l’allegria delle raffigurazioni ma sicuramente uno sguardo più attento riporta a una visione della sessualità originale con precisi riferimenti filosofici e sicuramente legata ad alcune pratiche esoteriche che il principe Raniero doveva conoscere molto bene.

Aldo Pecoraino è uno dei più grandi artisti del ‘900, vir pictoricus; la sua grande capacità critica e la sua coscienza drammatica del reale lo rendono interprete della più profonda anima siciliana, di quella che Leonardo Sciascia chiamava “ la metafora del mondo “. Una grande personalità pittorica, necessaria in questo momento di diversità e di opposizioni per comprendere la follia dell’arte che grida, si contorce, parla, ragiona e ride seppure con silenzio e immobilità. E ancora artisti come Nato Sciacca, Diego Joppolo, Mario Pecoraino, Carmelo Salleo completano questo eccezionale viaggio; un viaggio lungo e breve, mai ovvio e scontato, in cui la melanconica eco del cambiare tutto per non cambiare niente sembra quasi fuori posto, non in linea con la singolarità di questi artisti, dalle psicologie diverse e complesse ma tutti accomunati da un’innovativa aristocraticità.