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La mostra dedicata a Daniel Schmiedt, in esposizione fino al 6 Gennaio 2013 al Palazzo della Camera di Commercio di Messina, è una panoramica abbastanza esaustiva dell’opera di questo artista, che merita una posizione di rilievo nello scenario della pittura siciliana ed europea del XX secolo. L’attività artistica di questo pittore si snoda fra la scuola degli impressionisti, il realismo ottocentesco e le avanguardie del novecento : Anna Maria Ruta, che ha curato questa prima antologica di opere per la maggiore inedite, ricostruisce il percorso pittorico di Schmiedt, sottolineandone giustamente la capacità di coniugare ricerca figurativa e senso etico della vita.

Giuseppe Sciortino, nel 1955, apprendendo la notizia della sua morte, lo definiva grande interprete di quella Sicilia cupa, inquieta e tragica che si cela dietro l’ostentata allegrezza dei suoi abitanti.

Daniel Schmiedt è un grande sperimentatore, aperto e attento alle novità e ai grandi maestri: Lojacono e Cezanne prima e Casorati, Carrà, De Chirico, Sironi, Bonnard e Matisse dopo; tutti sempre presenti nella sua visione artistica ma ognuno analizzato e personalizzato. Una concezione infatti tutta schmiedtiana quella di fondere in una propria grammatica figurative le diverse sollecitazioni culturali.

Nonostante il cognome Daniel Schmiedt nacque a Palermo ma subito dopo essersi sposato si trasferisce a Messina. La città, dopo il terremoto, si adegua alle tendenze decorative del Liberty con una visibile retorica fascista. E’ proprio l’uso delle tempere grasse, adoperate per le decorazioni murali, che inizia Schmiedt verso una rappresentazione dello spazio libera del manierismo tardo ottocentesco per rivolgersi a una composizione più narrativa con la presenza fondante dell’uomo.

Anche la partecipazione al conflitto mondiale influenzerà la sua sensibilità che lo porterà ad approfondire il suo impegno e la sua attenzione verso la sofferenza degli uomini. Nel 1929 espone a Roma “ L’assente”, gli anni ’30 nell’arte vedono l’uomo al centro dell’attenzione , ma è appunto la presenza –assenza, l’attesa, il tema che ritornerà con modalità e significati diversi in tutte le fasi della sua inquieta carriera artistica. In questo dipinto l’assente è il cibo, in un’atmosfera allucinata e visionaria, dove la vera assenza è la figura materna.

Gli anni ’30 sono gli anni del grande sviluppo edilizio sotto la spinta della politica fascista, così il tema del lavoro, delle fabbriche e degli operai in generale diventa la scenografia malinconica delle tele di Schmiedt. “ Fabbrica” del 1935 rivela l’assorbimento di una nuova ottica pittorica: sotto l’influenza di Sironi e Corrente si fa strada, nell’artista siciliano, il valore vitale ed effusivo del segno e del colore proprio dell’espressionismo francese che si mescola ad una personalissima e umana pietas.

Nel decennio successivo la guerra interrompe tutti gli scambi culturali e con la fine dell’attività espositiva la sua pittura si fa più intima e contemplativa , si intensifica l’amore per le figure femminili e per le scene d’interni . “ L’incartatrice di limoni” e “ Prostituta con libro” rivelano un nuovo linguaggio pittorico: uno sguardo più maturo che mira ad una rappresentazione più armonica frutto di una interiorizzazione della realtà esterna. Le donne dipinte, vittime sacrificali della società, esprimono una profonda solitudine, sotto quello sguardo amorevole si riconosce il nuovo bisogno d’introspezione e di ricerca psicologica.

Gli anni’50 vedono Schmiedt in una nuova fase di pittura, più vedutistica che paesaggistica, Messina diventa soggetto dei suoi dipinti : cantieri, pescherecci abbandonati, gru vengono restituiti all’arte figurativa ridondanti di colore. “ L ‘interprete più acuto del paesaggio siciliano” viene definito su “ Il Faro”, in occasione della Retrospettiva del ’60: perché la Sicilia, nella sua opera , non è mai né folklorica né aulica, sicuramente mitica e arcaica, sofferente e come per Sciascia, metafora della condizione umana.