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Silenzio. Mi sorprende quanto questa parola sia utilizzata e tutti i ruoli che essa assume.

Silenzio. Quasi non ho mai afferrato il vero significato. Il suo senso più profondo. Nelle nostre giornate, nella nostra quotidianità, capitano brevi momenti di assenza di suoni e rumori, difficilmente di silenzi. Quasi che il silenzio appartenga ad asceti ed eremiti. L’assenza di suoni non è silenzio: riempiamo quei vuoti con parole e monologhi nella nostra mente, quasi a farci da schermo, un muro che non ci faccia vedere le nostre paure e i nostri bisogni.

Del silenzio abbiamo paura, il silenzio ci mette a nudo: l’oceano del silenzio scorre lento, senza centro nè principio e illumina i pensieri più neri, come dice Franco Battiato. Ci sono silenzi in cui ci nascondiamo, per paura di scoprirci e di farci scoprire, silenzi per capire e silenzi fatti di indifferenza. Silenzi che che fanno male al cuore perchè fatti di tutte le parole non dette.

C’è poi il silenzio terapeutico. Il silenzio della natura: quello che ti avvolge all’alba quando ancora tutto tace; quello del deserto, così denso da sembrare melassa, vischiosa e scura che si poggia sulle ossa e la sua dolcezza è dura e ferrosa. Nel deserto, dove la vita ha altri ritmi, altri colori, altri sogni e altre speranze , il silenzio assume un ruolo fatale: tutto è possibile e tutto può essere. Nel silenzio i nostri sensi si acuiscono: il dettaglio diventa l’essenziale, l’essenziale si perde nel dettaglio. Nel silenzio osserviamo, analizziamo, valutiamo, decidiamo.

C’è il silenzio dell’odio e quello dell’amore, c’è il silenzio di una profonda pace dell’anima, come dice Edgar Lee Masters, e i silenzi della sconfitta e dell’indifferenza. Ma esiste anche un silenzio prezioso: quello delle parole non dette, quello delle parole che se le pronunci è impossibile tornare indietro.

Il silenzio ci porta lontani da noi stessi, ci fa veleggiare nel firmamento dello spirito…così recita Kahil Gibran.

Nel silenzio sentiamo il nostro corpo come una prigione e il mondo come un luogo d’esilio per la nostra anima; nel silenzio sentiamo l’esigenza di grandi spazi, l’anima si diffonde e si espande , avvolge le cose e si riempie della loro energia.

Nel silenzio diventiamo un tutt’uno con la Natura: palpitiamo all’unisono con le vibrazioni degli Elementi. Nel silenzio delle profondità marine il tuo respiro entra in armonia con i flutti e con gli elementi vitali, la cadenza ritmata del battito cardiaco è qualcosa che va oltre il semplice movimento muscolare; in quel battito e in quel silenzio si concentrano la bellezza e la vita primordiale. L’Inizio.

Nelle cavità terrestri il silenzio quasi si può prendere con le mani, è un silenzio spesso come una nebbia nera, il silenzio sottoterra ti aggredisce, è violento nella sua verità, ti spoglia di tutti i veli.

Non è un silenzio primordiale, è il silenzio dell’Eterno.