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Contemporary Visual Artivist è il titolo dell’importante esposizione fotografica dell’artista sudafricana Zanele Muholi, ospitata dal 18 Gennaio fino al 17 Febbraio a Palazzo Ziino, grazie alla collaborazione tra il comitato Palermo Pride e l’Assessorato alla Cultura del comune di Palermo.

Zanele Muholi è una donna sudafricana che racconta attraverso le immagini la realtà della comunità nera di lesbiche, gay, transessuali e trasgender, contrastando una lettura e una scrittura maschile e maschilista della storia. Fotografa conosciuta a livello mondiale si definisce anzitutto un’“attivista visuale”.

Zanele Muholi è nata a Umlazi nel 1972 ed ha trascorso diversi anni a documentare i crimini omofobi e razzisti compiuti nel Sudafrica post-apartheid: omicidi e “stupri correttivi” praticati come “cura” dell’omosessualità, tacitamente accettati dalla maggior parte della popolazione e giustificati ai fini di una rieducazione alla “normalità “.Queste violenze sono una realtà molto diffusa in Sudafrica tanto che nella sola Città del Capo si denunciano una media di dieci “stupri correttivi” a settimana contro le lesbiche nere, soprattutto quelle appartenenti alle fasce più povere della popolazione.

Un percorso fotografico che desidera dare a quei soggetti che, o tra le pagine dei libri e anche nella quotidianità, si tenta di eliminare, sia concettualmente che fisicamente: questo il senso del progetto Faces and Phases che ritrae i volti delle lesbiche nere incontrate in Sudafrica, Canada, Europa e in altri Stati africani. Dai loro ritratti emergono la determinazione, le scelte, la dignità, le lotte, la complicità, la fierezza e la rivendicazione del “diritto ad essere pienamente sé stesse e a poter amare liberamente”.

Le immagini raccolte da Zanele sono un prezioso documento storico e un intenso archivio emozionale sulla sessualità e sulla questione di genere nel continente africano. Il Sudafrica è stato infatti il primo paese del continente a dichiarare fuorilegge la discriminazione sessuale nella sua Costituzione. Allo stesso tempo però continuano a passare sotto silenzio gli “stupri correttivi” praticati come cura dell’omosessualità femminile.

Ancora una volta parlare di diverso (orientamento sessuale) presuppone una norma dalla quale una presunta diversità si allontanerebbe. E se, invece, considerassimo come norma la complessità e la singolarità degli individui e come diversità le infinite sfumature tra questi?

Non deve stupire, quindi, la scelta di questa mostra per inaugurare il percorso culturale e politico che accompagnerà il prossimo Palermo Pride 2013 del prossimo giugno; ancor più se si pensa che l’evento segna la riapertura degli spazi espositivi di Palazzo Ziino (Via Dante 53). È proprio grazie ad una riflessione sui diritti calpestati, che si vuole restituire alla città uno dei tanti spazi negati.

A molti potrebbe apparire un passo azzardato, ma – come tengono a precisare il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone – “è l’inizio di un cammino che mette insieme il diritto alla fruizione dei beni comuni e il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona, alla luce di un principio pieno e forte di cittadinanza. Sono due azioni che ci aiutano a ridisegnare una città che nelle sue scelte importanti si proietta nel futuro partendo dal riconoscimento pieno e convinto dei diritti civili.Ci aiuta ad iniziare un ragionamento che ci accompagnerà per un intero anno, l’anno del Pride nazionale a Palermo. Un anno che dovrà restituirci una città che si confronta e dialoga sui temi fondanti del fare comunità”. Dichiarazioni che trovano conferma nelle parole di Giulia de Spuches del Coordinamento Palermo Pride. “Particolare impegno è stato e sarà profuso nel concepimento di questa manifestazione che si prefigge di dare spazio a una riflessione che metta in luce almeno due obiettivi: le rappresentazioni dei Sud e il tema dei diritti. Quest’anno, proprio per l’importanza del carattere nazionale del percorso, abbiamo pensato di aprire verso il Pride con una mostra fotografica dedicata alla visual artivist Zanele Muholi ,artista e attivista visuale, come lei ama definirsi, poiché documenta un Sudafrica scomodo, tremendo ma pieno di forza, attraverso le sue fotografie di donne nere e lesbiche”.

Gli scatti della Muholi, come una vera e propria indagine sui corpi, senza ossessione e senza sulla vittimizzare ma al contrario esaltando la forza, documentando i crimini omofobi e razzisti compiuti nel Sudafrica post-apartheid. Basta pensare agli stupri correttivi praticati come “cura” dell’omosessualità e tacitamente accettati dalla maggior parte della popolazione e giustificati ai fini di una rieducazione alla “ “normalità”.

Il recupero di questa memoria, pesante lascito che la storia ufficiale fatica a voler ricordare, è paragonabile per certi versi a quanto il movimento lgbtqi palermitano prova ad fare attraverso i suoi Pride e attraverso un attivismo che dura tutto l’anno. Al centro di entrambi, infatti, c’è la ferma volontà di mettere in primo piano nell’agenda politica dei rispettivi Paesi, il dibattito sul diritto fondamentale all’esistenza, alle identità e alla libertà di essere.

Due Sud così lontani (Sicilia e Sudafrica) ma allo stesso tempo vicini, uniti da quel fortissimo e orgoglioso legame che è l’affermazione dei diritti fondamentali di tutta l’umanità.