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Penso che i telespettatori si siano accorti della mia predilezione per i reportages sui siti storico-monumentali e archeologici. Ho sempre amato la storia: dalla storia conosci le tue radici e conoscendo le proprie origini puoi lavorare per il futuro.

Con Marinù ( la professoressa Maria Annunziata Lima, ndr ), un pozzo inesauribile di conoscenza storica e archeologica, nasce l’imbarazzo della scelta sui siti da prendere in esame. Con la Grotta della Sibilla non è stato però così! Forse il nome stesso ha suscitato in me sin dal primo momento una certa curiosità, così in una delle giornate più calde del mese di agosto fissiamo le nostre riprese.

La Grotta della Sibilla si trova nella zona di Capo Boeo, subito dopo il Baglio Anselmi, per intenderci dove è custodita la nave punica.

Tante volte sono passata di là e tante volte ho notato la piccola chiesa di San Giovanni Battista, tutta solitaria, su una spianata arsa dal sole ma con un’incantevole vista sul mare turchese di Marsala.

Vi assicuro che da queste parti il sole è veramente accecante e non esiste nemmeno un metro quadrato di ombra. Ma subito appena entrati nella cinquecentesca chiesa di San Giovanni vieni avvolto dalla frescura e dalla quiete. La chiesa conserva uno splendido pavimento di maioliche siciliane e un altare maggiore di marmo in stile barocco.

L’attenzione del visitatore è subito calamitata dalle due aperture ai lati della navata centrale: l’accesso più antico, quello che vi trovate alla vostra destra, subito appena entrati, è ormai impraticabile, un vero peccato: proprio da quest’ultimo scendevano i primi cristiani, una croce latina a bassorilievo sul soffitto segnava la sacralità del luogo.

Le due aperture nel pavimento sono completamente ricoperte di muffa, splendido il commento di un turista che immaginava invece che le pareti della vecchia scala fossero state dipinte di verde ad hoc! Dire che sono rimasta stupita è un eufemismo: non sei tu che entri nella grotta ma è la grotta che ti entra dentro.

Alcuni luoghi conservano una magia e una spiritualità aldilà del tempo e dello spazio, sono là, proprio dove devono essere. Luoghi carichi di energia, non a caso scelti per erigere siti dove la comunità celebrava e onorava le proprie divinità, e nei secoli hanno conservato la loro sacralità. La concentrazione di energia positiva di alcuni luoghi ti riconduce alla vera essenza dell’uomo, alla sua continua ricerca di quel senso del divino che intravede dentro di sé e che esprime insieme ai suoi simili.

Della Grotta della Sibilla poche sono le fonti storiche: Diodoro Siculo ne da notizie nella sua “ Biblioteca storica” raccontando dello sbarco di Annibale sul promontorio del Boeo nel 409 A.C.; Solino nella sua opera “ Collectanae rerum memorabilium” tra il III e IV sec.ci informa “ Lilybetano Lilybeum oppidum decus est Sibillae sepulcro”( sul promontorio lilibetano, la città di Lilibeo si onora del sepolcro della Sibilla).

La Grotta della Sibilla si trova a – 4,80 m di profondità ma è certo che anticamente il piano di campagna si trovasse al di sopra dell’antro soltanto a – 1,50m.

Nel mondo greco-romano la sibilla era una profetessa ispirata da Apollo; tra le tante sibille la più celebre è quella cumana, cioè di Cuma, in Campania, spesso identificata con quella lilibetana. Del culto sibillino non vi è testimonianza archeologica ma la presenza della fonte d’acqua sorgiva sicuramente costituisce un fattore determinante in una religiosità protostorica in quanto sacralizzante del luogo stesso.

La storia della Grotta è importante come testimonianza archeologica del primo cristianesimo: la presenza infatti della fonte sorgiva attesta in modo inequivocabile il suo utilizzo per le cerimonie di battesimo dei primi cristiani.

Le notizie più antiche circa il sorgere del Cristianesimo in Sicilia le ritroviamo negli Atti degli Apostoli 28, 11-15, e riguarda proprio l’attività di evangelizzazione che Pietro e Paolo svolsero nella zona di Siracusa.

Anche le ricerche archeologiche, attraverso studi condotti sull’area catacombale di Siracusa , confermano che agli inizi del III secolo esisteva già una comunità cristiana in Sicilia. Altre fonti confermano ancora la presenza della comunità cristiana nella Sicilia Occidentale.

Seconda l’archeologa, la professoressa Maria Annunziata Lima, che fin dal 1974 ha studiato la nostra grotta, la struttura semipogea dell’antro rappresenta una prima funzione dello stesso come “ specus aestivus “di qualche dimora patrizia nell’area di Capo Boeo. La Grotta è costituita da un vano centrale circolare, scavato nella roccia, sormontato da una cupola costituita da piccoli blocchetti di tufo. Al centro dello spazio circolare una vasca delle acque. Sono ancora visibili i resti di una pavimentazione musiva di diverse datazioni: quella dell’abside è posteriore e mostra già l’influenza della simbologia cristian. Alle pareti decorazioni a specchi di finto marmo, nella parte superiore una fascia con un motivo a nastro intrecciato scandita da una serie di riquadri dove campeggiano diverse figure di carattere simbolico.

Potrei stare lì a descrivervi minuziosamente nei dettagli ma non renderebbe mai come il visitare di persona questo gioiello di storia di Sicilia.

Questo è un monumento unico, come affermava già il Salinas nel 1886, un monumento che racconta una storia lunghissima, estesa in un arco di tempo che va dal paganesimo al primo cristianesimo.

Adesso devo fare le mie riflessioni. E’ ovvio che per me è un grande privilegio conoscere delle persone come Marinù che condividono il loro sapere. E’ come ritornare al Liceo, ma con un’attenzione che solo la maturità può darti. Forse quello che ho appreso in questi ultimi anni non l’ho imparato in tanti anni di scuola.

Ogni volta che scopro un posto nuovo in questa mia terra dai toni sempre troppo accesi, troppo aspra e allo stesso tempo generosa e spesso maltrattata mi vengono degli attacchi di gastrite acuta. Non dobbiamo accusare nessuno dell’incuria e della cattiva gestione delle nostre ricchezze: siamo noi che scegliamo gli individui che poi ci rappresentano, siamo noi che scegliamo chi si deve prendere cura dei nostri beni. La nostra è una terra che amata può darci tanto e può ancora restituirci quella dignità e quell’orgoglio che noi Siciliani abbiamo perso da tempo.