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Non esiste un palermitano che non voglia raccontare agli amici “stranieri”, almeno una volta nella vita, delle gesta e delle imprese della famiglia Glorio, la leggendaria dinastia che fu protagonista degli anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo e che fece di Palermo l’avamposto dei trasporti marittimi con la più grande società di navigazione italiana, fondata insieme alla famiglia genovese dei Rubattino, la “Navigazione Generale Italiana” .

Il capostipite Paolo, in seguito al disastroso terremoto che nel 1783 colpì la Calabria, partì alla volta della Sicilia dalla natìa Bagnara Calabra, qui aprì nei primi anni del 1800 un negozio di spezie che in breve tempo divenne uno dei più floridi di Palermo.

Fu il padre del senatore Vincenzo Florio, e bisnonno di Vincenzo junior, il più famoso della famiglia, che fece parte del consiglio di amministrazione della Banca Nazionale, fu presidente della Camera di Commercio di Palermo e fondò il quotidiano L’Ora. Le attività commerciali della famiglia Florio spaziavano dalla cantieristica navale alla industria della estrazione dello zolfo, dal settore metallurgico alla chimica, dalle filande, agli alberghi, dalla produzione del famoso vino Marsala, per finire alla gestione delle tonnare di Favignana e Formica.

Una vera e propria holding tanto da essere definita una delle famiglie più significative della giovane vita industriale italiana: la loro fama raggiunse l’apice agli inizi del XX secolo, quando il loro nome, spesso legato a quello dell’architetto Ernesto Basile, diede origine ad un periodo aureo per la città di Palermo, che divenne una delle capitali del Liberty.

L’Art Nouveau a Palermo non diede vita soltanto alle arti figurative e all’architettura ma soprattutto favorì la nascita di un nuovo tessuto urbano, sociale ed economico mettendolo al centro della storia culturale europea.

Nel 1906 Vincenzo jr, da sempre amante delle automobili , decise di coniugare questa passione con le proprie doti imprenditoriali organizzando la prima gara automobilistica in Sicilia, la mitica Targa Florio, punto di riferimento per milioni di appassionati e piloti professionisti, che si svolgeva lungo un circuito sulle Madonie, la catena di monti vicino il capoluogo.

E proprio tra quei monti, in una casa che domina la bellissima Cefalù, con un panorama mozzafiato sulle Eolie, incontro l’ultima discendente di questa dinastia.

Minuta e svelta, dagli occhi vivissimi e una inconfondibile inflessione romanesca, Donna Costanza Afan De Rivera Costaguti, figlia di Giulia Florio e del marchese Achille Belloso Afan De Rivera,ci accoglie nella sua casa siciliana.

Libri e coppe, medaglie e targhe parlano da soli: passione, amore e vita.

Nata a Roma si è dedicata fin da giovanissima alla politica, è stata una dei soci fondatori de La Destra con Francesco Storace , negli anni si è sempre occupata di promuovere l’immagine della Sicilia tanto da ricevere dal sindaco Leoluca Orlando la cittadinanza onoraria come “riconoscimento del suo amore per la città di Palermo e per il suo impegno alla promozione della città e dell’intera Sicilia nel mondo – ha detto Orlando – nel ricordo della famiglia Florio, pezzo significativo e importante della storia positiva della nostra città e della nostra Regione”-.

A Donna Costanza chiediamo di raccontarci di sua mamma, Giulia Florio, che dai fasti di una vita dorata a Palermo, con i suoi genitori Ignazio Jr e Franca Florio, si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare.

-“Giulia Florio,è stata una mamma eccezionale, per la sua dolcezza e per quel carattere forte che possedevano tutti i Florio: la determinazione era il loro tratto distintivo. Mia madre ebbe l’intelligenza di educarci senza farci mai pesare alcun rimpianto per quel tipo di vita che avremmo potuto avere”- la voce di Costanza è lieve ma non deve trarre in inganno, in lei traspare la fierezza e la forza che provengono dalla consapevolezza  delle proprie radici – “penso che abbia sofferto moltissimo di questo cambiamento; ritrovarsi da ragazza siciliana di ottima famiglia, cresciuta e vissuta negli agi, improvvisamente trapiantata a Roma in un mondo completamente sconosciuto, dove si è dovuta rimboccare le maniche e cercarsi di che vivere, non credo sia stato facile! Mammà raggiunse mia zia Igiea, che era già sposata, e a Roma incontra papà. Quando eravamo bambini, io e i miei fratelli sentivamo raccontare pochissimo sulla famiglia Florio, mamma chiuse quel libro in un cassetto che di rado rispolverava se non in modo distaccato. Penso che facesse uno sforzo enorme a non far trapelare la nostalgia di un tempo che era stato. Era una donna forte, come tutti i Florio, del resto: in tempo di guerra Palazzo Costaguti ( a Roma- ndr) era metà all’interno del ghetto e metà all’esterno e durante le persecuzioni naziste la porta del palazzo era sempre aperta e chiunque avesse voluto trovarsi un rifugio aveva due possibilità o nascondersi a palazzo o uscire dall’altra porta e nonostante mio padre (il marchese Achille Belloso Afan De Rivera- ndr), fosse profondamente fascista e ufficiale della Milizia, durante le persecuzioni a Roma diede rifugio a moltissimi ebrei nel suo palazzo . Ricordo una volta , in divisa di ufficiale, bloccò i tedeschi sul portone che volevano entrare a palazzo. Per questo motivo i loro nomi oggi sono ricordati nel Giardino dei Giusti, in Israele”-.

Giulia, la mamma di Costanza, era figlia di Franca, quella Franca, il mito, l’Unica come la definì D’Annunzio, la regina di Palermo come la chiamavano i palermitani, la donna che fece innamorare monarchi, nobili e artisti di ogni città e nazionalità. Donna Franca  offuscava la bellezza di attrici e regine. Alta e statuaria incantava con la struggente bellezza dei suoi occhi verdi; né la vita mondana,né i viaggi in tutto il mondo, né il lusso riuscivano però a spazzare via quella malinconia che li velava: donna Franca aveva perso tre dei suoi figli e non era riuscita a dare l’erede maschio al suo amato marito. Franca, amica e Dama reale della Regina d’Italia, non era solamente l’icona di eleganza ammirata da tutti, ma si adoperava in molteplici e benefiche iniziative di cui lei era spesso organizzatrice.

Palermo era all’apice del suo splendore: insieme a personaggi come Ernesto Basile, Ettore Maria Bergler e Vittorio Ducrot la città divenne, per fasti e magnificenza, una delle mete più affascinanti , prediletta dai reali di mezza Europa che arrivavano sui loro panfili per svernare nella splendida Villa Igiea.

-“Oggi mi cascano le braccia!”- mi dice in tono sommesso ma alterato–“la Sicilia ha avuto numerose dominazioni che hanno preso certamente, ma hanno lasciato anche tanto, dall’ architettura alla cucina, dalle tradizioni alle opere d’arte e noi cosa è che facciamo? Ce ne freghiamo, quasi come se ci infastidisse possedere tutte queste meraviglie! Così, negli anni, alcune delle residenze dei Florio, di grande valore storico e artistico, sono state lasciate all’incuria e al degrado, distrutte e vandalizzate; le amministrazioni comunali, che si sono succedute negli anni, hanno deciso di cancellare quel periodo, per un semplice motivo: la famiglia Florio ha rappresentato il simbolo di una Sicilia fiorente e operosa e dopo di loro nessun imprenditore ha avuto la forza di fare quello che fecero loro!”-. Donna Costanza è una pasionaria , tanto che in questi anni ha fondato “La Sicilia dei Florio”, un’associazione culturale che ha lo scopo di promuovere l’immagine della Sicilia – “in breve quello che voleva fare mio nonno Ignazio e mio zio Vincenzo!”–  l’anima dell’associazione sono le corse storiche su strada, in particolare la 1000 kilometri di Sicilia Storica. Subito le si illumina lo sguardo –“Io ho sempre avuto la passione per la guida veloce, mi piacciono e mi piacevano le auto pur non capendoci nulla, come dice mio figlio! Naturalmente mi piacciono da sempre le auto storiche!- e sorridendomi come una ragazzina capisco quanta energia ci sia dentro la nostra marchesa, quella stessa energia che portò i suoi avi a costruire un impero.

Affacciata da quel terrazzo sul mare di Cefalù, con alle spalle quelle montagne che già lo zio Vincenzo Florio aveva eletto a circuito della corsa italiana più famosa al mondo,

Donna Costanza si abbassa ad accarezzare un gatto che le si è avvicinato.

Tante sarebbero le storie che, in quel pomeriggio, ho avuto il privilegio di ascoltare su quella dinastia che fece di Palermo una città laboriosa e amante delle arti perché, come recita l’epigrafe sul frontone della facciata del Teatro Massimo, fortemente voluto da Ignazio Florio jr: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.