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“La chiave di tutto è il senso di colpa, dice Mario Pontiggia, regista della Traviata andata in scena domenica 19 Marzo al Teatro Massimo di Palermo -“quel senso di colpa che la società cerca di instillarci, allora come adesso; Verdi, anche lui, un non convenzionale per l’epoca, ne è perfettamente consapevole e con quest’opera firma il suo j’accuse alla morale borghese.” Violetta non è una prostituta è, come potremmo intenderla noi oggi, piuttosto una geisha con una grande sensibilità e un livello culturale di grande spessore.                Le scene sono firmate dal grande Francesco Zito e da Antonella Conte, e sono un omaggio alla Belle époque di Palermo e ai suoi grandi interpreti: gli imprenditori Florio e Ducrot e il geniale architetto Ernesto Basile, che realizzò il Teatro Massimo. “Abbiamo pensato – spiega Zito, che è di origine palermitana – che sarebbe stato bello portare in Giappone un’opera prodotta dal Teatro Massimo che rappresentasse questa grande epoca di Palermo. Nel primo atto la scalinata è ispirata a quella del Villino Florio, nel secondo atto la casa di campagna riproduce fedelmente la serra di Villa Whitaker, nella scena del ballo il boccascena è decorato da un fregio Liberty tratto da una carta da lettere dell’impresa Ducrot. E i tappeti sono riproduzioni stampate su moquette di originali di William Morris. Per me è un po’ la memoria di una città che non ho conosciuto ma che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia”. Protagonista è la palermitana Jessica Nuccio, che ha debuttato come Violetta nel 2011 a La Fenice di Venezia con grande successo e poi nei teatri di mezzo mondo, diretta da Zubin Mehta, e che per la prima volta è in questo ruolo nel teatro della sua città. Nel secondo cast la star nascente Zuzana Markova. Guest star nella recita del 26 la grande Maria Agresta, che farà a Palermo la sua ultima Traviata. In Giappone Violetta sarà Desirée Rancatore, anche lei palermitana. Alla prima dell’opera Giorgio Germont  è Leo Nucci, un grande ritorno: – “Una grandissima produzione – dice Nucci – che rappresenta la grande tradizione dell’opera italiana, diretta magistralmente, straordinaria negli allestimenti. Sono arrivato qui da Milano, dove ho fatto La Traviata alla Scala e mi sono sentito subito accolto, a mio agio, dentro a un allestimento meraviglioso che è frutto della migliore sapienza artigianale di questa terra. L’opera lirica? Un grande patrimonio del Paese, che il mondo ci invidia e che la politica dovrebbe preservare”.                                                         René Barbera, giovane artista in ascesa, debutta il ruolo di Alfredo. Nel secondo cast Antonio Poli, che andrà pure in tournée in Giappone. Flora Bervoix è Piera Bivona, Annina è Adriana Iozzia. Ma protagonista dell’opera è anche il “profumo di scena” ideato in esclusiva dallo stilista Emanuel Ungaro, e creato dal parfumeur Alberto Morillas. Un profumo che si trasformerà nel corso dell’opera, accompagnando il corso degli eventi. Nella scena del giardino d’inverno saprà di muschio e di agrumi siciliani, nella scena del ballo acquisterà tonalità sensuali fino a diventare, con la morte di Violetta, profumo di rosa, la mediterranea T-rose.                         Un destino contrastato nel quale risiede il mistero dell’altro, effuso dal profumo in forma di messaggio d’amore e di complicità: Violetta celava in sé un mistero, che schiudeva a chi era capace di accoglierlo senza diffondere il segreto.                                                                         Come provare la purezza delle proprie intenzioni, quando il destino di Violetta era già stato tracciato dalla venalità di coloro che si erano rifiutati di andare oltre la tragedia che le veniva imposta? Come far spalancare gli occhi nonostante le apparenze che intrattengono la venalità e fanno tabula rasa dell’innocenza e della purezza di un’anima ferita da un destino piombato su di lei?                               Progetti di vita contrariati, se il profumo non impregna questa fragilità dell’anima, confortandola con i suoi conturbanti significati. Riflessi dell’anima, slanci poetici che sono i segni evidenti di un’innocenza rivelata e offerta al mondo, che però non la accetta. Lo scoraggiamento di un destino votato a una incessante ricerca, perché come predice il poeta Paul Valéry «una donna che non si profuma, non ha un avvenire».                                                                  “Il profumo – spiega il direttore artistico del Teatro Massimo, Oscar Pizzo – sarà diffuso nell’aria attraverso uno speciale macchinario che lo farà arrivare a tutti gli spettatori. È la prima volta che questo si fa in un teatro d’opera”.