L’ultima puntata de “Il Borgo dei Borghi”, trasmessa da Rai3 domenica 20 ottobre, condotta da Camila Raznovich, è diventata un vero e proprio caso mediatico.

La vittoria del Comune di Bobbio, la cui bellezza è indiscutibile, è stata purtroppo oscurata dall’intromissione di Philippe Daverio che nei panni di presidente di giuria ha sovvertito il voto popolare portando alla vittoria il borgo piacentino in danno di Palazzolo Acreide, più suffragato dal televoto.

Al critico d’arte, dimenticavo, cittadino onorario di Bobbio, e che mai ha nascosto le sue simpatie per il paese vincitore, tanto da chiedere un anno fa, che divenisse la terza capitale d’Europa dopo Strasburgo e Bruxelles, voglio ricordare che in un suo documentario di qualche anno fa, raccontando il viaggio di Goethe in Sicilia, cita la famosa frase “L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa”.

Certo uno come Goethe, per pronunciare queste parole, doveva aver capito qualcosa di quest’isola così controversa, difficile, complicata da intendere.                                                         Adesso non per fare la pignola ma caro Daverio ha già dimenticato questo dettaglio o piuttosto da radical chic, quale Lei è tende a ricordare piuttosto il tintinnio dei denari?

E una cosa gliela voglio proprio dire caro Daverio, fossi io il sindaco di Bobbio le revocherei la cittadinanza onoraria, perché un uomo di Cultura quale Lei è (lo è?) non avrebbe dovuto pronunciare quelle parole ai microfoni delle iene. Eh non va bene che poi si scusa con i siciliani adducendo le sue parole offensive alla stanchezza e al viaggio, perché vede caro Daverio, noi siciliani siamo abituati ad essere offesi in giro per il mondo da chi non è mai venuto in Sicilia o da chi non ha studiato la storia, petits minables che non hanno avuto la possibilità di conoscere la nostra vera grande Bellezza.

Certo, forse prima ancora di Lei dovrebbero essere i Siciliani a capire, a studiare che la Sicilia non è solo mare, sole, arancine e cannoli; eh sì, perché è proprio qui l’anello mancante, è qui che casca l’asino, perché di asini si parla quando non si conosce che la Sicilia è Storia millenaria, è Cultura, è Arte, è Letteratura, è Poesia, è Senso del Sacro.

Ma odio e amore è quello che un siciliano vive costantemente: ma a un figlio di questa terra, spesso matrigna, è concesso, a noi che la lasciamo, che ritorniamo, che vogliamo dimenticarne colori, profumi, suoni e ci illudiamo di poter vivere lontani da Lei, a noi e soltanto a noi è concesso parlarne male.

Non a Lei caro Daverio.