Sento che siamo ancora all’inizio dell’addestramento. Finché ogni povera madre non saprà come nutrire il suo bambino, lavarlo e vestirlo, le infermiere non avranno un’organizzazione, un principio e un’idea della loro vocazione e ogni povero malato non avrà un’infermiera distrettuale addestrata, non potremo dire di aver superato la soglia della formazione” – così scriveva la signora con la lanterna: Florence Nightingale , in una lettera scritta nel 1897,  considerata la fondatrice delle scienze infermieristiche moderne e una delle donne britanniche più influenti dell’Età vittoriana.

E’ il Times a raccontare per primo della “Signora con la lanterna”, dell’angelo che si aggira  per le corsie  dell’ospedale da campo, tra le urla e i pianti di uomini che muoiono, nel silenzio infernale della guerra: siamo nell’inverno del 1855, in Crimea,dove non esiste altra realtà se non quella della guerra , con il freddo, la fame, le ferite, la malattia e la disperazione e  Florence  in questa devastazione porta conforto ai soldati di Sua Maestà.

Nata il 12 Maggio del 1820 in una famiglia altolocata ricevette un’istruzione molto più approfondita di quella che veniva normalmente impartita alle figlie femmine in quel periodo. La giovane Florence  coltivò fin da subito la convinzione di essere in qualche modo stata chiamata da Dio e di dover dedicare la propria vita all’aiuto dei bisognosi, nonostante i genitori fossero  profondamente contrari all’idea che la figlia potesse lavorare come infermiera, perché ritenuto adatto soprattutto per donne analfabete e di umili origini. Al contrario Florence pensava che lo stile di vita imposto alle donne benestanti, che vedeva quotidianamente trascorrendo le giornate con la madre e la sorella, fosse del tutto inutile.

Tra il 1845 e il 1853 Nightingale ottenne dalla famiglia di trascorrere un periodo di formazione in un ospedale a Kaiserwerth, in Germania, di viaggiare in Europa, e infine di diventare economicamente autonoma con un lavoro da sovrintendente in un ospedale per donne invalide di Londra. Durante un viaggio a Roma, Nightingale conobbe Sidney Herbert, un politico che ai tempi era ministro della Guerra e che le propose di guidare una spedizione di 38 infermiere in Crimea, dove da circa un anno l’esercito britannico stava combattendo contro l’esercito russo, con grandi difficoltà.

Nightingale partì per l’ospedale da campo allestito a Scutari, una città sul versante asiatico del Bosforo, in Turchia, dove trovò condizioni igieniche e organizzative disastrose. L’ospedale era stato costruito su un enorme letamaio che contaminava l’acqua e rendeva l’aria irrespirabile, l’alto tasso di mortalità per malattie tra i soldati (42%) era correlato all’inadeguatezza dell’assistenza  ai soldati, abbandonati su barelle in mezzo alla sporcizia, tra topi e scarafaggi. Nonostante gli ostacoli frapposti dagli ufficiali medici, che non accettavano le teorie di Florence, grazie ai fondi ottenuti da donazioni private e con grande determinazione, riuscì a dotare il Barrack Hospital di Scutari di efficienti servizi igienico-assistenziali e di idonee infrastrutture portando tasso di mortalità al 2%.

Inventò un tipo di grafico che si chiama diagramma polare o, “Nightingale rose diagram”, grazie al quale riuscì a comunicare in modo accessibile la correlazione tra gli interventi sanitari e il tasso di mortalità nell’ospedale da campo. Attraverso il rilievo di queste osservazioni e l’applicazione di modelli matematici, riuscì ad abbassare significativamente i tassi di mortalità e di morbilità anche tra la popolazione civile. Dopo la guerra Nightingale tornò a Londra, dove fu accolta come un’eroina e premiata dalla regina e dal governo britannico con un riconoscimento di 250mila sterline. Cominciò a lavorare nella Commissione reale per la salute dell’esercito, dove dimostrò di essere all’altezza dei migliori statistici d’Inghilterra ma soprattutto diede un contributo fondamentale riuscendo a rappresentare e comunicare i dati che erano stati raccolti.

Le sue teorie sono espresse ampiamente nel libro “Notes on Nursing dove si evidenzia la visione di Florence Nightingale dell’infermieristica, secondo cui per migliorare i risultati dell’assistenza sanitaria britannica era necessario iniziare a lavorare su alcuni concetti fondamentali, quali l’igiene degli ambienti e degli stili di vita, l’organizzazione dei servizi socio- assistenziali e la relazione d’aiuto con i malati. Concetti che cominciarono ad assumere grande rilevanza, anche per il diffondersi in Europa del pensiero positivista.  Ma è grazie  l’uso della statistica che ha ottenuto grandi risultati: il modo di costruire gli ospedali, di organizzare i reparti di ostetricia, di gestire le caserme era cambiato grazie a lei ed al suo amore per il ragionamento, alla sua capacità di mettere in discussione le ipotesi e di porre grande attenzione al processo di raggiungimento delle conclusioni.

Al Congresso internazionale di Statistica tenutosi a Londra nel 1860, Nightingale portò un contributo determinante riguardo ai metodi di raccolta sistematica dei dati epidemiologici. Un esempio significativo di quanto fosse essenziale per lei assumere decisioni supportate da fondamenti scientifici è rappresentato dai suoi studi epidemiologici sui reparti di Ostetricia. I risultati di questi studi, evidenziando un tasso di mortalità maggiore per le partorienti in ospedale rispetto alle donne che partorivano in casa, determinarono la chiusura di questi reparti. Anche gli studi sulla mortalità infantile delle popolazioni aborigene nelle colonie britanniche impegnarono a lungo la studiosa, che mal sopportava l’idea che questi bambini dovessero morire con una frequenza doppia rispetto a quelli di pari età che vivevano in Inghilterra. Il suo lavoro di statistica medica era stato così impressionante che nel 1858 fu eletta membro della celebre Statistical Society of England.

Nel 1883 Nightingale ricevette l’Ordine della Croce Rossa Reale, per meriti eccezionali di assistenza infermieristica militare; nel 1904 l’Ordine di San Giovanni e nel 1907 fu la prima donna a ricevere l’Ordine al merito. Fu insignita anche delle Chiavi della Città di Londra, un pubblico riconoscimento riservato a personalità illustri della città.  Morì a 90 anni nel 1910.