L’ultima leonessa
L’ultima leonessa

Giulia Florio è stata una mamma eccezionale, per la sua dolcezza e per quel carattere forte che possedevano tutti i Florio: la determinazione era il loro tratto distintivo. Mia madre ebbe l’intelligenza di educarci senza farci mai pesare alcun rimpianto per quel tipo di vita che avremmo potuto avere”- così mi raccontava nel 2017 Costanza Afan De Rivera Costaguti, figlia di Giulia Florio e del Marchese Achille Belloso Afan De Rivera. Ero andata a trovarla nella sua casa, a Cefalù, da dove si ammira un panorama mozzafiato sulle Eolie. Minuta e svelta, dagli occhi vivissimi e dall’inconfondibile  inflessione romanesca, circondata da coppe, medaglie e targhe che raccontano passione, amore e vita:- “Sono nata a Roma e  fin da giovanissima mi sono dedicata alla politica, negli anni ho sempre cercato di promuovere l’immagine della Sicilia tanto da ricevere la cittadinanza onoraria comericonoscimento del suo amore per la città di Palermo e per il suo impegno alla promozione della città e dell’intera Sicilia nel mondo  nel ricordo della famiglia Florio, pezzo significativo e importante della storia positiva della nostra città e della nostra Regione”-.

A distanza di tre anni  da quell’intervista Donna Costanza pubblica “L’ultima leonessa”, edito da Sperling e Kupfer, in cui rivive  la figura forte ma schiva di Giulia Florio, e per la prima volta la storia della leggendaria famiglia Florio, a partire da donna Franca, madre di Giulia, viene raccontata dalla prospettiva intima ed esclusiva di una componente della famiglia, immergendoci in un mondo affascinante e ormai scomparso. Giulia nasce a Palermo nel 1909, al declino della fortuna della famiglia e all’ombra di una madre ingombrante, bellissima e carismatica, da cui eredita il carattere di combattente indomita e nient’altro. Presto, infatti, ai fasti della belle époque seguono anni difficili e la vita e le abitudini dei Florio cambiano lentamente ma inesorabilmente. Giulia però non si lascia abbattere, raccoglie i cocci e ne fa risorse. Si trasferisce a Roma, studia, lavora tenacemente, rinasce dalle avversità, costruisce da zero la propria autonomia.

 “Penso che abbia sofferto moltissimo di questo cambiamento; ritrovarsi da ragazza siciliana di ottima famiglia, cresciuta e vissuta negli agi, improvvisamente trapiantata a Roma in un mondo completamente sconosciuto, dove si è dovuta rimboccare le maniche e cercarsi di che vivere, non credo sia stato facile! Mammà raggiunse mia zia Igiea, che era già sposata, e a Roma incontra papà (il marchese Achille Belloso Afan De Rivera- ndr)”- . Madre di cinque figli, Giulia Florio, cura con immenso amore la sua famiglia e partecipa intensamente agli eventi cruciali del suo tempo. Durante la seconda guerra mondiale affronta con fiera determinazione il criminale nazista Herbert Kappler e, mostrando straordinario coraggio, non esita a salvare la vita di molte famiglie di ebrei romani che, rifugiati presso il loro palazzo, riescono a sfuggire alla deportazione. “Quando eravamo bambini, io e i miei fratelli sentivamo raccontare pochissimo sulla famiglia Florio”- racconta Donna Costanza – “mamma chiuse quel capitolo della sua vita in un cassetto che di rado rispolverava, se non in modo distaccato. Penso che facesse uno sforzo enorme a non far trapelare la nostalgia di un tempo che era statoEra una donna forte, come tutti i Florio, del resto: in tempo di guerra Palazzo Costaguti ( a Roma- ndr) era metà all’interno del ghetto e metà all’esterno e durante le persecuzioni naziste la porta del palazzo era sempre aperta e chiunque avesse voluto trovarsi un rifugio aveva due possibilità o nascondersi a palazzo o uscire dall’altra porta e nonostante mio padre fosse profondamente fascista e ufficiale della Milizia, durante le persecuzioni a Roma,  diede rifugio a moltissimi ebrei nel suo palazzo . Ricordo una volta , in divisa di ufficiale, bloccò i tedeschi sul portone che volevano entrare a palazzo. Per questo motivo i loro nomi oggi sono ricordati nel Giardino dei Giusti, in Israele”-

La voce di Costanza è lieve ma non deve trarre in inganno, in lei traspare la fierezza e la forza che provengono dalla consapevolezza  delle proprie radici.